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Museo Trans-unto
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Testi di:
 Francesco Galluzzi
 Matteo Chini
 Lorenzo Pizzanelli
Museo in pianta
Visita Guidata al Museo
MUSEO TRANS - UNTO
Testo di Francesco Galluzzi


Che cos'è un autore (di nome Lorenzo Pizzanelli)?

(Prima ancora di cominciare a scrivere, mi sembra doverosa una premessa di carattere personale. Io credo che Lorenzo Pizzanelli sia un pazzo.
A modo suo, certamente.
Ma solo un pazzo può nominare casa sua Museo, sua madre Conservatrice, se stesso Direttore - così come i pazzi delle storielle dicono di essere Napoleone.

E solo un pazzo contagioso e felice può convincere altri artisti ad esporre in questo Museo, e gente a visitare le mostre che periodicamente il Museo Trans-Unto propone. Inquietante problema, quello di definire i limiti della follia.)

Alberto Boatto sostiene ormai da qualche anno che la congiunzione tra i viaggi interplanetari e lo schermo televisivo - dotandoci della possibilità di uno sguardo "dal di fuori" - ha trasformato la Terra in una sorta di ready-made.
Ma, tornando a scendere su questa terra, nel nostro piccolo siamo ormai tutti tendenzialmente intenzionati a diventare dei ready-made ambulanti, desacralizzati, caricati di marche e segni di appartenenza che dichiarano in un colpo d'occhio le molteplici tribù a cui ogni componente della nostra identità appartiene (quante tribù si possono enucleare nella mia identità di maschio adulto bianco italiano, e - mentre scrivo - critico d'arte?).

E' un guanto di sfida che la società lancia anche all'arte, e che alcuni artisti hanno raccolto mettendo in gioco il proprio ruolo identitario, facendolo slittare "di lato".
Sono operazioni di anamorfosi concettuale, quelle che Lorenzo Pizzanelli organizza al Museo Trans-Unto (così come quelle "a cura di Nello Teodori", i convegni e i CD Rom dell'italofrancese Alberto Sorbelli o i network telematici di Tommaso Tozzi e Claudio Parrini).
In tutte queste operazioni, come in altre che non si elencano per non riscrivere l'elenco telefonico, si incontra un modello di artista che non è più un creatore romantico, e neppure un postmoderno organizzatore del riciclaggio e compostaggio di sedimenti di memorie.
In questi casi è in questione piuttosto la domanda cui si intitolava alcuni anni fa un bel saggio di Michel Foucault: "Che cos'è un autore?".
Una domanda che si spinge a profanare l'ultimo valore rimasto in piedi dopo un secolo di dissacrazioni e rovine che hanno sgretolato e cariato tutte le riconoscibilità del corpo dell'arte - quello dell'identità, e della responsabilità - autoriale.

Che cos'è Lorenzo Pizzanelli, artista, "autore" (non si intende qui parlare del suo lavoro, disegni, installazioni, ci si riferisce 'soltanto' alla sua carica di direttore del Museo Trans-Unto)?
Organizza, telefona, invita artisti e riceve visitatori.
Si assume la responsabilità autoriale di un brulicare di presenze e di segni nella domestica intimità diventata luogo pubblico, da esposizione, che è il Museo (parodia o esasperazione della buffa moda delle home-gallery), sottoponendosi al tormento - o arrogandosi il diritto - (in quanto artista) di esibire le viscere della propria casa invase dalla metastasi dei segni dell'arte "altrui" (sono sempre superaffollate le mostre del museo; ad esempio, all'Happening stoico del 1995 partecipavano tredici artisti degli ambiti più diversi).
Segni che diventano appunto ultra ready-made, viventi una doppia vita.
La propria, di "opere d'arte". E quella di griffe che attestano la visibilità del ruolo che Pizzanelli assume in qualità di "autore".

Francesco Galluzzi
 
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