MUSEO TRANS - UNTO
Testo di Matteo Chini
Con-dominio e Con-testo: il museo come opera domestica
Se, come mostra Stanley Fish in un saggio del 1980, per stabilire l'appartenenza di un qualunque testo alla categoria della letteratura, della poesia o di altro, sono decisive le condizioni poste dalle istituzioni che presiedono alla sua circolazione o, in altre parole, se la comprensione di un testo dipende dal contesto in cui esso si viene a trovare piuftosto che dalla sua conformazione intema, appare chiaro come anche in fatto di arte contemporanea le strutture della legittimazione estetica giochino un ruolo determinante nell'attribuzione dell'identità e del valore artistico di un'opera.
Queste strutture appartengono agli ambiti più svariati - dalla galleria privata, alla kunsthalle, dalla rivista specializzata al museo - e coinvolgono fattivamente la comunità dei critici, dei coliezionisti, dei gaileristi e del pubblico, una "cittadelia dell'arte" (come la chiamava Tom Wolfe) piccola ma insostituibile nelle sue funzioni.
Il che è quanto a dire: guardate I'arte non solo nel momento della sua produzione ma soprattutto in quello del suo uso (la famosa centraliti della lettura di Fish).
Numerosi artisti - da Marcel Duchamp a Marcel Broodthaers con il suo "Musée des Aigles" - hanno riflettuto sull'importanza che il contesto ha assunto per I'arte contemporanea fin dalla costituzione di quest'ultima sul finire del XVIII secolo.
E da quel momento in poi la cornice in pittura o il basamento in scultura hanno cominciato ad essere sentiti non più come dati indiscutibili ma come limiti problematici posti tra I'arte e la vita.
Il Museo Trans-Unto di Lorenzo Pizzanelli si inserisce in questa linea evolutiva.
Nella propria abitazione situata in un appartamento al terzo piano di via Torcicoda a Firenze, Pizzanelli ha infafti creato nell'agosto del 1994 un contenitore espositivo alternativo e inconsueto.
Nella sua prima uscita pubblica lo spazio era caratterizzato da una divertita parodia dell'istituzione museale: un bus-navetta con partenza dalla piazza degii Uffizi faceva da spola con il condominio di via Torcicoda ed una professionale visita guidata dell'appartamento proponeva al pubblico alcuni derisori interventi sui muri e sulle suppellettili domestiche come opere di Mondrian, Johns, Pollock, Warhol.
Tutta l'operazione varteva sul concetto di consacrazione dell'opera e sulla necessità di un suo definitivo oltrepassamento.
'Trans-Unto" dunque come "oltre il sacro", qui il Cristo come "unto del Signore".
All'interesse per i meecanismi della musealizzazione si sostituiva nell'aprile del 1995 ("Happening stoico") quello per il funzionamento dei centri d'arte contemporanea e della produzione massificata e routinaria delle mostre d'arte moderna.
Con questa seconda esperienza Pizzanelli apriva anche ad una dimensione di reale proposta dando modo a numerosi artisti di esprimersi all'interno del suo museo domestico e nei portici del piano terreno, risollevando cosi I'annoso problema della mancanza di spazi per I'arte nel comprensorio fiorentino.
Un ultimo evento, "Il con-dominio dell'arte" del maggio 1996, si configurava infine come stravolta riproposizione dei convegni sull'arte contemporanea, momenti conviviali sul cui incremento e sulla cui convenzionalità non occorre certo qui dilungarsi.
Quello del Transunto è stato però fin da subito un convegno piuttosto "sui generis".
Antropologi, artisti, galleristi, critici e psicologi si sono irifatti trovati coinvolti neli'esperimento di una bizzarra televisione a circuito chiuso dotata del proprio "bravo presentatore" (lo stesso artista), di divertenti spot pubblicitari, di telecamere e di monitors attrezzati per la "condominiovisione".
Museo, mostra e convegno sono dunque i simulacri attraverso i quali lo sguardo lucido ed ironico di Lorenzo Pizzanelli ha indagato i contenitori istituzionali, i "contesti" del fare arte oggi.
Ma rappresentano anche gli ingredienti di un progetto complessivo proposto al pubblico ed alle istituzioni come vera e propria opera d'arte, da immetere a sua volta proprio in quello stesso sistema di mediazioni, legittimazioni e consacrazioni dal quale tutto aveva preso le mosse.
Matteo Chini
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